A Spasso per le Antiche Osterie di Ponzano

Dai Ricordi Di Mario Toresan, Classe 1938

Mario Toresan, il bechér che da ragazzetto, nel 1954, iniziò a lavorare nella macelleria di famiglia proprio di fronte all’osteria-tabaccheria “da la Olga”, ricorda che prima della famiglia Baseggio l’osteria apparteneva alla famiglia Visentin che la gestì fino alla fine degli anni ’30 del ’900.

I Baseggio e i Toresan praticamente potevano quasi darsi la mano tanto poca era la distanza tra tabaccheria e macelleria, infatti erano separati da una stradina sterrata larga appena 4 metri!

La Olga, assieme al postino Guido Duronio, era un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che dovevano compilare moduli destinati al Comune o scrivere cambiali. Entrambi avevano una certa dimestichezza con la burocrazia dell’epoca ed erano sempre disposti a dare una mano.

Particolare curioso: gli abitanti del luogo si vergognavano di far sapere che dovevano sottoscrivere delle cambiali e quindi si recavano in tabaccherie fuori paese, mentre dalla Olga arrivavano persone da fuori che a loro volta si vergognavano di farlo saper nel loro paese.

La clientela, qualche eccezione a parte, non era fissa, era costituita per lo più da persone di passaggio che si fermavano per bere un caffè, ’na onbra, la Grigio-verde (Grappa e menta) o la tripleta (Grappa, maraschino e uvetta), giocavano a biliardo o a carte, proprio nel locale dove ora si vendono tabacchi e francobolli. D’inverno si poteva bere anche un buon brulè del quale la Olga era una vera specialista e in tempi più recenti, si pagavano 10 lire per entrare in osteria a vedere la televisione.

La famiglia Baseggio mangiava attorno al larin che possiamo vedere ancora oggi ben conservato dall’attuale proprietaria.

In occasione di qualche matrimonio, l’osteria diventava una vera e propria trattoria, infatti il primo piano dell’edificio poteva accogliere fino a 50 persone. Il servizio veniva curato dalla stessa Olga aiutata dalle nipoti Martini.

Il menu delle nozze, come negli altri locali della zona, era costituito a mezzogiorno da:

Riso e ciche (duroni, fegatini,
cuore di pollo o gallina)
Lesso (Gallina, lingua e parti più o meno
nobili della carne a seconda delle
possibilità economiche degli sposi,
ma comunque sempre con tanto
grasso, oggi non più di moda!)
Verdure cotte (rosoine, tarassaco ecc.
rigorosamente raccolti nei campi)

Dolce (torta ordinata da qualche
pasticcere fuori paese o i biscotti
del vicino panificio Boin)
La sera il menu cambiava, infatti si
serviva:
Minestra con pastina (fidelini)
Pollo arrosto
Verdure e dolce


Si beveva il vino portato da casa o fornito dall’osteria, era un vino locale senza pretese,
Merlot o Clinton.

Ma tanta parte dell’attività dell’osteria si svolgeva all’aperto, infatti, all’angolo tra la
via Capitello e la via Chiesa, dove oggi si trova il distributore automatico di sigarette,
c’era la pompa dell’acqua potabile che serviva buona parte della comunità di Merlengo,
dietro la casa, vicino alla pergola di glicine e di viti di uva bacò, c’era lo spazio per
giocare a borea e a bocce e in certi periodi dell’anno arrivava anche il cinema!

Mario Toresan ricorda di aver visto i Vespri Siciliani, il Fornaretto di Venezia, Le vite dei
Santi come S. Maria Goretti e le più divertenti Comiche di Ridolini che concludevano
la proiezione dei film.

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