Ponzano Paderno Merlengo - ieri e oggi

MEMORIE STORICHE DI PONZANO VENETO

Come si disse nel capitolo «Vicende storiche generali», Ponzano iniziò la sua formazione, con ogni probabilità, all'epoca della realizzazione della via Postumia o poco più tardi. Ed è da ritenere che il corso della «Giavera», unitamente alla caratteristica del sottosuolo generoso d'acqua, abbia favorito la nascita e lo sviluppo del paese.

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Chiesa di Ponzano

Le numerose pergamene risalenti agli anni successivi al 1100, custodite nella Biblioteca Capitolare del Duomo di Treviso, stanno a documentare l'esistenza in quei tempi di un nucleo abitato.
La pieve di Ponzano è pure ricordata in alcune bolle papali: in quella di Eugenio III (Segni, 3 maggio 1152)«Bolla molto importante in quanto mette in evidenza la temporalità del Vescovado di Treviso, consistente in elargizioni imperiali ed in donazioni private». (ANTONIO SARTORETTO, Antichi documenti della Diocesi di Treviso dal 905 al 1199, Tip. Editrice Trevigiana, 1979), di Alessandro III (Rialto Venezia, 10 agosto 1177 e Viterbo, 19 luglio 1181), di Lucio III (Verona, 1 ottobre I184), di Urbano III (Verona, 25 agosto 1187).

E' citata inoltre in una pergamena del Vescovo di Treviso, Olderico III, del 23 agosto 1157.

In merito alla denominazione «Ponzano» non si hanno notizie certe. F.S. FapanniF. S. FAPANNI, Memorie storiche della Congregazione di Quinto, Andreola-Medesin, Treviso, 1860, p. XXVIII riferisce: «Avvi tradizione che la villa di Ponzano abbia avuto il nome e l'origine da un tabernacoletto (capitello), sacro a San Ponziano Martire, che si vede ancora sulla vetusta via Postumia». Ed ancora C. Agnoletti, nella sua opera, «Treviso e le sue Pievi», ritiene che la voce Ponzano possa derivare da «ager pontianus» o meglio dal nome di un ipotetico «Pontius», romano, capo di coloni, che qui può aver avuto un possedimento terriero C. AGNOLETTI, Treviso e le sue Pievi, Turazza, Treviso, 1897-1898, voi. II, p. 618..

La chiesa difatti è intitolata: «Ecclesia parochialis s. Leonardi de Pontiano».

Avverte don A. Dal Colle DON ANTONIO DAL COLLE, «Ponzano Veneto e la sua Chiesa», Tip. della Società, Vedelago, 1922, pp. 7-8: «le varianti che si riscontrano sul nome scritto in atti sono queste: nel sec. XV, Ponciano, altre volte, Punciano»; più tardi, si legge nei documenti custoditi nel Comune: Ponc.an, Ponzan ed infine Ponzano, aggiornato nel 1868 in Ponzano Veneto, come già precisato in altro capitolo. La prima documentazione storica di Ponzano ce la riferisce l'Agnoletti C. AGNOLETTI, op. cit., vol. II, p. 618.: «II vescovo Si tratta del vescovo Rozone-Calza (969-1002). (C. AGNOLETTI, op. cit., p. 618). cui donavansi campi nel 992, cedevali poi al Visdomino (vicario) donde il sito pratovisdomino, e nel 1154 un Ottone lo dette al Capitolo di San Pietro di Treviso che ne fu possessore, benché vi vantasse diritto (anno 1169) Wilfredino da PonzanoBiblioteca Capitolare di Treviso, pergamena nr. 55/ 1169-3 del 15-1-1169. La vertenza tra le due parti fu prosciolta da Ezzelino da Romano nel 1169 (G. B. VERGI, «Storia degli Ezzelini», Remondini, Bassano, 1779, t. Ili, pp. 44-45). Nella succitata Biblioteca Capitolare esistono parecchie altre pergamene relative a rapporti di affari, cessioni, testamenti, ecc., nelle quali è citato Ponzano. Risalgono agli anni 1134, 1154, 1162, 1169, 1172, 1182 e 1207., però i Papi riconoscevano (anno 1170 e segg.) le terre e le decime che qui avevano i Canonici, e il Vicario del vescovo godevali nel 1200 posti nella decanìa di Ponzano (...).! Canonici possedevano altre terre in Ponzano, terre che formavano il Beneficio Capitolare denominato "Quartesi di Ponzano" nella Pieve di Postioma»C. AGNOLETTI, op. cit., vol. II, p. 619 .

Pure «qui possedeva la famiglia dei Da Romano, come risulta da un atto del 10 luglio 1077, e prima di questa il Conte di Treviso (Collalto), il quale nel 1020 dotavane la Basilica di Lovadina della sua Corte. I Nonantolani altresì avevano nel 1077 una villa in Ponzano con porticato annessovi»A. DAL COLLE, op. cit., p. 11 e G. BONIFACIO, «Istoria di Trivigi», Albrizzi, Venezia, 1744, p. 318 (ristampa Forni, Bologna, 1968). Relativamente ai monaci Nonantolani si parla più estesamente nel cap. «Le ville del nostro Comune», in relazione a Villa Minelli.

Ed ancora, sempre nel medesimo anno, appare una compravendita in Ponzano tra Ecelo, figlio di Arpone (cioè un Da Romano) Ecelo da Onara (1012-1092), figlio di Arpone, è il capostipite della dinastia dei Da Romano, famiglia di origine tedesca discesa dalla Germania (1036). Sposò una certa Gisla dal cui matrimonio nacquero Ecelus ed Alberico. Alberico è il padre del primo Ezzelino soprannominato «il Balbo»; dal Balbo nacque Ezzelino II, detto «il Monaco», ritiratosi nel 1221 a vita monastica. Ezzelino il Monaco è il padre di Alberico II, di Ezzelino III e di Cunizza. La. fama della famiglia dei Da Romano è dovuta in gran parte ad Ezzelino III «il tiranno». (G.B. VERGI, Storia degli Ecelini, Bassano, Remondini, 1779). e Giovanni da Cavaxio.

Circa l'attività religiosa, don A. Dal Colle nella sua operetta già citata così si esprime: «In atti del 1162 figura questa chiesa, ma anche da tempo anteriore apparteneva essa al monastero benedettino del Talpon "vel, dell'Ospitale del Piave" sito al di là del Piave alla ripresa del tronco della Claudia-Altinate, che pure si diceva nel secolo X Schiavonesca», prossima a Lovadina.

In un documento«Studi e testi» 96 «Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV Venetia, Histria, Dalmatia» (Biblioteca apostolica Vaticana, MDCCCCXLI, p. 78). si legge, relativamente all'anno 1297: «Capella S. Leonardi de Ponzano — Juravit et non solvit decimam — Presbiter Facinus». E' pertanto questo il primo nome di un sacerdote con probabile funzione di parroco o rettore, che troviamo collegato al paese di Ponzano. SuccessivamenteMS. Curiali delle Collette, 1330 e «Quaternus decime triennali! cantra Turcos an. 1344» (Biblioteca Capitolare Treviso). si trova un altro Presbiter, Joannes Novellus, relativo all'anno 1330, epoca in cui Ponzano risulta essere Cappella della Pieve di Postioma; e nel 1344, un terzo nome: Clericus Joannes Robertus.

La cappella di Ponzano rimase ai monaci di Lovadina (Cistercensi) dell'Ospitale del Talpon o del Piave fino all'anno 1490, allorché il Senato Veneto volle donarne le rendite al Monastero degli Angeli di Murano, al quale appartenne fino al 1810 anno in cui fu demaniato FLAMINIO CORNER, Eccles. Venet. I. IX, pag. 396 ed Atti Curiali 1805 e 1810; la bella chiesa muranese è attualmente succursale della parrocchia di S. Pietro Martire. L'Ospedale di S. Maria del Piave fu eretto nel 1009 dai trevigiani nel luogo detto «Talpon», presso Lovadina. Nel 1229 11 Papa lo diede in amministrazione ai Cistercensi di Pollina. Nel XV sec. venne incorporato al Monastero di S. Maria degli Angeli di Murano. per la soppressione dei monaci voluta da Napoleone Decreto del 25 aprile 1810 pubblicato il successivo 12 maggio.. Le monache del Monastero degli Angeli avevano l'autorità di eleggere il loro Cappellano od il Confessore a parroco di Ponzano.

Ponzano durante l'epoca medioevale ebbe alcuni personaggi d'una certa levatura e ciò fa capire che tale frazione godeva di una evidente notorietà.

Ricordiamo «Petrus de Pongano di Tarvisio» che attorno al 1300 ebbe notevoli incombenze pubbliche d'ordine politico in Italia ed in campo internazionaleA. S. MINOTTO «Acta ed Diplomata e R. Tabulario Veneto usque ad medium saeculum XV summatim regesta». Documenta ad Belunum, Cenetam, Feltria, Tarvisium spectantia, vol. II, sezioni I e II, Venezia 1871, pp. 86 e 87..

Altro nominativo è «Albertino Ognobene de Pongano», notaio, interessato presso il Comune di Treviso alla stesura di atti pubblici nel 1314, anno in cui era podestà di Treviso Albertino di Canossa «Quaternus Bolletarum, 1314», Biblioteca Capitolare di Treviso pubblicato da A. MARCHESAN in «Treviso Medievale», p. 397, vol. I.. Il medesimo nel 1319 faceva1 parte del Consiglio dei Trecento per il Quartiere del Duomo (secondo grado)A. MARCHESAN, op. cit., p. 93, vol. I. . Il Marchesan rammenta anche un certo «Bonzanino de Bonzano» (evidentemente Ponzanino da Ponzano), notaio, che dopo varie istanze riuscì ad essere accolto nel Consiglio dei Trecento nell'anno 1318 al tempo del Podestà Rolando da FoglianoA. MARCHESAN, op. cit., pp. 94 e 97-98, vol. I.

Ancora il Marchesan nella sua «Treviso Medievale» parla di un personaggio, certo Zuliano o Giuliano da ; Ponzano, che nel 1315 era uno degli Otto Savi della città di Treviso eletti per studiare le norme ed attuare le disposizioni onde impedire l'esportazione, fuori del territorio della città, del grano indispensabile in loco a causa dello scarso raccolto A. MARCHESAN, op. cit., p. 302, vol. I..

Il 14 aprile 1316 con gli altri sette Savi egli trattò la traslazione del Corpo del Beato EnricoC. AGNOLETTI, Vita del Beato Enrico, Tip. Cooperativa Trivigiana, 1909, p. 45.. L'anno successivo venne eletto con altri tre Savi e due Sopragastaldi per esaminare la realizzazione del progetto di una chiesa in Borgo San Tommaso in Treviso A. MARCHESAN, op. cit. vol. II, p. 404.. Zuliano, figlio di Guifredo da Ponzano, era nel 1318 membro del Consiglio dei Trecento ed anche notaioA. MARCHESAN, op. cit., vol. I, p. 97 nota e vol. II, p. 293. La professione di notaio era stata esercitata anche da un altro ponzanese, Albertino da Ponzano, «sacri palacii notarius», nella prima metà del 1200. Cfr.: «Gli Statuti del Comune di Treviso» a cura di Giuseppe Liberali, Venezia, Deputazione di storia patria per le Venezie, 1950, vol. I, p. XXIV, nota.. Egli inoltre aveva l'incombenza assai delicata di «clavigero» (custode delle chiavi) della porta di Santa Bona, una delle porte principali di Treviso medievale che corrispondeva press'a poco all'attuale porta Fra Giocondo A. MARCHESANA op. cit., vol. I, p. 63.

Questo Zuliano doveva essere dunque un cittadino eminente, un notabile della «Campagna di Sotto», una delle otto regioni in cui era divisa la podesteria di Treviso, che comprendeva anche i nostri tre paesi. Dal punto di vista dell'amministrazione religiosa, nel 1314 la pieve di Postioma, a cui appartenevano le regole di Postioma, Porcellengo, Musano, Posnovo (Signoressa), Merlengo, Paderno, Ponzano, Roncallis e San Pelagio, faceva parte del Quartiere Oltre CagnanoA. MARCHESAN, op. cit., vol. I, pp. 317 e 357..

Nei secoli XV e XVI, la già scarsa popolazione di Ponzano venne falcidiata dalle pestilenze propagatesi in tutto il territorio trevigiano. Riferisce d. Dal Colle in «Ponzano Veneto e la sua chiesa», a pag. 22, che nel 1335 gli abitanti erano giunti a 440, mentre nel 1560 si ridussero a soli 150. Purtroppo nessuna possibilità esisteva per arginare e tanto meno debellare i devastanti morbiIn una nota in calce a p. 22 del citato volumetto del Dal Colle si dice che: «Altri disastri si ebbero in quel tempo: così Cavallette rovinatrici d'ogni cosa nel 1542, Banditi e persone tristi nel 1630 e seguenti, Trovatelli abbandonati sui fossi nel 1630»..

Dice a tale riguardo il suddetto autore: «troviamo l'aggiunta del contitolare San Rocco sull'inizio del XV secolo, a cagione delle pestilenze che in quel tempo serpeggiavano anche nelle nostre contrade...»San Rocco fu invocato contro le pestilenze dai Padri del Concilio di Costanza (1414) ed il suo culto nella diocesi di Treviso ebbe impulso notevolissimo per merito del Vescovo Nicolo Franco (1486-1499). Rocco nacque a Montpellier verso la fine del sec. XIII e mori nel 1327 circa..
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Scuola di Ponzano




Sappiamo che il primo protettore di Ponzano fu San Leonardo, famoso santo benedettino francese, ma non è noto in quale data sia stato designato come tale. E' assodato però che i soldati di Carlo Magno, che come sappiamo hanno dominato nelle nostre terre tra il 768 e l'814, amavano divulgare la devozione ai famosi santi francesi, quali San Martino di Tours e San Leonardo di Noblat. Si ritiene perciò che il primo patrono di Ponzano sia stato scelto in predetta epocaSan Leonardo di Noblat nacque tra il 491 ed il 496 presso Orléans (Francia) e morì il 6 novembre del 559 (V.: P. C. Angeletti, «San Leonardo», Roma, 1971)..

«Benché negli atti curiali si legga: "SS. Leonardi et. Rochi", anche nel 1474 il gonfalone della chiesa portava soltanto l'immagine di San Leonardo. Il doppio titolo dei SS. Leonardo e Rocco viene confermato agli inizi del 1500 dalla classica pala dell'aitar maggiore, dipinta nel 1523, e più tardi dalla lapide murata nella sagrestia, che ricorda la consacrazione della Chiesa»A. DAL COLLE, Ponzano Veneto e la sua Chiesa, Tip. della Società, Vedelago, 1922, p. 14..

Nel resoconto della visita pastorale (4 luglio 1575), effettuata dal can. Baldassare Piccioli vicario generale del Vescovo Giorgio Corner (1564-1577), viene precisato: «Chiesa dei santi Leonardo e Rocco»bis. «Anno 1969, il vescovo, con un decreto, unisce le feste dei santi Leonardo e Rocco in un'unica solennità, fissata il 6 novembre». (Ponzano: Note storiche, Tip. Vianello, Ponzano Veneto, anno 1981, p. 397).

Dopo la battaglia di Lepanto (7-10-1571), vinta dalla flotta cristiana, ai due precedenti patroni venne aggiunta la Vergine del Rosario per la quale il papa Pio V (1566-1572) nutriva spiccata devozione e di cui divulgò il culto«...la vittoria riportata dai Cristiani contro i Turchi nel golfo di Lepanto, nel 1571, costrinse la Repubblica di Venezia a scrivere nei suoi registri: «Non le forze, non le armi, non i Capitani, ma la Vergine del Rosario ci ha procurato tante vittorie (Non vires, non arma, non duces, sed Maria Rosarii fecit nos Victores)».
(GIUSEPPE RIVA, «Manuale di Filotea», anno 1901, Libreria A. Pattare, Treviso, p. 549).
Il Vescovo di Treviso Giorgio Corner (1564-1577) fu un instancabile propagatore della pia pratica del S. Rosario.
«La prima Bolla pontificia che faccia menzione del Rosario data dal 1478 e solo nel 1495 Alessandro VI ne attribuì ufficialmente l'istituzione a San Domenico (...).
Il Rosario cominciò ad essere una devozione solamente nel sec. XV, e diversi autori, non senza fondamento, ne attribuiscono la composizione ad Enrico di Kalkar (f 1408), priore dei Certosini a Munnikhuizen presso Arnhem, poi a Ruremonda e finalmente a Colonia. L'aggiunta dei misteri che si contemplano da un Pater all'altro è opera di Domenico Pruteno (f 1461), certosino di Treviri. Questa divozione si propagò assai rapidamente, cosicché nel 1478 Sisto IV menzioha già l'esistenza di una Confraternita» (R. P. PIETRO ALBERS, d. C. d. G., Manuale di Storia Ecclesiastica, Ditta Pietro Marietti, Torino, 1924, vol. II, pp. 267-268).
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Lo stesso Papa determinò di fissare nella prima domenica di ottobre la festa della Madonna della Vittoria, che poi Gregorio XIII denominò «Festa del Rosario»Gregorio XIII, papa dal 1572 al 1585.. Fu in tale occasione che anche Ponzano iniziò a celebrarla e la celebra tuttora, ogni anno, con grande adesione di popolo.

Esistevano nel passato le Confraternite che erano compagnie di laici che si proponevano opere pie e religiose, come quella del SS. Sacramento, di San Leonardo e del Santo Rosario. La prima risale al 1600, a poco dopo la seconda e al 1802 la terza.

Ricorda il Dal Colle che nel 1561 furono alienati parte dei beni del Beneficio Parrocchiale onde restaurare la chiesa e farvi una miglior fonte battesimale

«Nel 1575 il campanile era incorporato alla chiesa sicché si rivelava necessario costruirlo fuori, discosto, come fu fatto negli anni successivi. Però venne riedificato così vicino alla chiesa, che, dovendosi questa ampliare di poi, il campanile restava del tutto aderente al coro: un vero impaccio anche di presente se si volesse mettere mano a lavori nuovi»A. DAL COLLE, op. cit., p. 16..

La vecchia cappella, nel 1771, venne demolita e sostituita dalla attuale chiesa, che fu consacrata il 22 aprile 1779 dal vescovo Paolo Francesco Giustiniani. Quest'ultima, di buona struttura, è di stile jonico Progetto dell'ing. De Paoli.. Il coro fu completato nel 1839, anno in cui il pittore Sebastiano Santi vi dipinse l'Eucarestia, con i simboli della Fede e l'esaltazione della Croce. Ai quattro angoli di predetta opera sono rappresentati gli EvangelistiA. DAL COLLE, op. cit. p. 31..

Don Andrea Pacco provvide a sostituire le vecchie campane; le nuove vennero fuse dalla ditta De Pòli' di Ceneda nel 1857, il cui debito di 6363 lire ebbe uno spiacevole strascico: infatti fu saldato solo nel 1871.

La canonica, costruita nel 1555, fu rifatta nel 1866 per opera di don Pietro Agnoletti, che modificò anche la chiesa, realizzando quattro cappelle come prevedeva il disegno originale. Queste furono dedicate: alla Concezione, a San Francesco d'Assisi, al Rosario e a San Valentino.

Il campanile, come informa il Dal Colle, nel 1896 versava in cattive condizioni, per cui venne interessato l'ingegnere civile Rambaldo Gaspari, il quale diresse i lavori di fortificazione, curando in particolare la struttura della cella campanaria.

Il parroco don Angelo Callegarin, nel 1907, commise al prof. Beni la pittura in encausto della calotta e delle pareti laterali dell'aitar maggioreDON A. DAL COLLE, op. cit., p. 34.. E' da precisare al riguardo che su dette pareti non esistono pitture, né è noto quando siano state eliminate.

A predetti lavori ne seguirono altri: la pavimentazione, i banchi in noce e nel 1913 la decorazione di tutta la chiesa, sempre sotto la direzione, del prof. Beni, durante la fattiva curadi don Callegarin Di questo sacerdote si parla nel capitolo «Persone da ricordare»..

Senza altre notizie notevoli giungiamo alla guerra 1915-1918, cedendo la parola a don Antonio Dal Colle: «Durante il 1917, anno della ritirata, anche Ponzano fu duramente provato; essendo questa villa ben fornita di strade, che vanno al Piave e al Montello, fu ricercata dai reggimenti di soldati inglesi dapprima (gennaio, febbraio, marzo), italiani poi, e, per certi aspetti, si ripetè il romanesco proverbio: "quod non fecerunt barbari fecerunt barbarmi"».

Giorni di paura, di trepidazione e di pericolo maggiore furono ancora quelli del giugno 1918, allorché gli austriaci sferrarono la loro offensiva sul Piave. Qualche granata venne a cadere anche qui, per cui gli abitanti decisero di allontanare le donne ed i bambini lasciando qualche adulto alla custodia delle case. Nonostante queste misure di prudenza, il 25 agosto 1918, il dodicenne Benetton Felice rimaneva vittima di un petardo rinvenuto presso la sua casa e nella stessa circostanza veniva ferita anche la sorella Rosalia.

Prosegue don Dal Colle: «attualmente la parrocchia di Ponzano è retta da don Angelo Callegarin il quale, benché cagionevole di salute, anche nei più terribili giorni della guerra, non abbandonò mai il suo posto, ma con grande abnegazione e coraggio tutto si prodigò al bene della sua parrocchia»I vecchi di Ponzano ricordano vivamente i parroci don Angelo Callegarin (1905-1924) e don Giovanni Sernagiotto (1924-1958), il primo per aver vissuto le vicende della guerra 1915-1918 ed il secondo quelle della guerra 1940-1945 (V. capit.: «Persone da ricordare»)..

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Maresciallo Piero GOBBATO, Capo brigata partigiana di Ponzano

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Luigi Valentino ROSSI, Partigiano di Ponzano

Venne la pace ma per Ponzano continuarono le difficoltà che si protrassero oltre la fine della guerra 1940-1945.

Durante questo conflitto accaddero nella nostra frazione due episodi degni di menzione.

Nella notte tra il 7 e l'8 settembre 1944, presso la Chiesa Vecchia di Fontane, un gruppo partigiano guidato da Pietro Gobbato venne circondato da militi fascisti che avevano teso un agguato. Quattro del suddetto gruppo furono presi dai fascisti: di essi, Luigi Valentino Rossi fu ferito gravemente all'addome, piantonato perché nessuno lo soccorresse e lasciato morire tra atroci sofferenze, mentre Pietro Gobbato e i due fratelli Bruno e Gino Bianchin vennero trascinati al comando militare fascista di Villa Felissent, processati sommariamente, torturati, indi trasferiti in località «Alle Corti» ove furono uccisi.

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Enrico Ignazio GOBBATO, Mutilato partigiano di Ponzano, Primo Sindaco dopo la Liberazione

Sfuggirono all'imboscata Enrico Gobbato, fratello di Pietro, ed alcuni compagni, i quali pensarono, spinti dalla disperazione, di chiedere aiuto al parroco di Ponzano, don Giovanni Sernagiotto.

In quell'occasione cadde dalla tasca di Enrico Gobbato una bomba a mano che scoppiando lo ferì gravemente al piede sinistro. Alle sue grida accorse in aiuto un vicino, Natale Bortoletto. Tempestivamente e di nascosto il dott. Ernesto Castaldo dovette eseguire l'amputazione del piede coadiuvato da Albino Picciol, zio del Gobbato, e da Marcelle Faccin.

In tale circostanza fu ferito, seppur leggermente, anche il sacrestano Riccardo Rossi che in quel mentre giungeva per il suono dell'Ave Maria.

Luigi Valentino Rossi, citato in precedenza, morì tra dolori atroci per,le ferite riportate ed il suo funerale ebbe luogo a Ponzano il mattino del 9 settembre; quello di Pietro Gobbato il 1-2; quello dei fratelli Bianchin si svolse a Postioma, loro paese natale.

Questi tragici fatti destarono profonda impressione nell'animo del popolo.

A Pietro Gobbato venne conferita la medaglia d'argento alla memoria dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la seguente motivazione: «Durante la lotta di liberazione si distingueva per belle doti di animatore ed organizzatore, per audacia, per fermezza e per fede. Preso con tre dei suoi in una imboscata dopo essersi strenuamente difeso ed aver visto cadere uno degli uomini veniva fatto prigioniero. Barbaramente seviziato manteneva contegno fiero ed esemplare. Davanti alla morte ormai sicura rivendicava la sua fede nella Patria e nella Libertà ed incitava i suoi due compagni a morire con dignità.

Corti di Santa Maria del Rovere (Treviso) 8 settembre 1944.

Roma, 1 febbraio 1957».

L'uccisione di Pietro Gobhato e di Luigi Rossi, entrambi di Ponzano, è ricordata in una lapide affissa sulla facciata del vecchio Municipio in piazza Aldo Moro con la seguente epigrafe:

GIUSTIZIA E LIBERTÀ
A
PIETRO GOBBATO E LUIGI ROSSI
CADUTI
GLORIOSAMENTE NELLA LOTTA
DI
LIBERAZIONE NAZIONALE

LI 8-9-1944


Al nome dei due partigiani furono dedicate due nuove vie del Comune.

Un cippo marmoreo, collocato sul luogo della fucilazione dei partigiani Pietro Gobbato, Bruno e Gino Bianchin, lungo la strada Vicinale delle Corti di Santa Maria del Rovere (Treviso), porta la seguente scritta preceduta dal simbolo del partito:


PARTITO D'AZIONE
COMANDO BRIGATA GIUSTIZIA E LIBERTÀ
NELLA NOTTE
FRA IE 7 E L'8 SETTEMBRE 1944
QUI CADDERO
COLPITI DA VILE PIOMBO FRATERNO
PIERO GOBBATO DA PONZANO VENETO
BRUNO E GINO BIANCHIN DA POSTIOMA
MORIRONO PERCHÉ CREDETTERO
NELL'IMMORTALITÀ DELLA PATRIA
COL SUPREMO SACRIFICIO
VOLLERO CONQUISTARE
ALLE GENERAZIONI FUTURE
LA LIBERTÀ
MARTIRI DELL'IDEA
VIVANO ATTRAVERSO I TEMPI
NEL RICORDO
NELLA RICONOSCENZA E NELL'AMORE
DI QUANTI SARANNO CITTADINI DEGNI
DI UNA PATRIA LIBERA

Un altro cippo venne collocato nei pressi della Chiesa Vecchia di Fontane, ove morì Luigi Valentino Rossi, su cui venne inciso l'epitaffio:

PARTITO D'AZIONE
COMANDO BRIGATE «GIUSTIZIA E LIBERTÀ»
NELLA NOTTE FRA IL 7 E L'8 SETTEMBRE 1944
QUI CADDE
COLPITO DA VILE PIOMBO FRATERNO
VALENTINO ROSSI DETTO GIGETTO
DA PONZANO V.TO
E FURONO CATTURATI
PER ESSERE POI FUCILATI
PIERO GOBBATO DA PONZANO V.TO
BRUNO E GINO BIANCHIN DA POSTIOMA
MORIRONO PERCHÉ CREDETTERO
NELL'IMMORTALITÀ DELLA PATRIA
E COL SUPREMO SACRIFICIO
VOLLERO CONQUISTARE
ALLE GENERAZIONI FUTURE
LA LIBERTÀ
MARTIRI DELL'IDEA
VIVANO ATTRAVERSO I TEMPI
NEL RICORDO NELLA RICONOSCENZA
E NELL'AMORE
DI QUANTI SARANNO
CITTADINI DEGNI DI UNA PATRIA LIBERA


Un fatto raccapricciante accadde in Ponzano il 29 aprile 1945

Un bambino, Angelo Pivato, di Luigi, di nove anni, mentre stava giocando sulla strada nei pressi della propria abitazione, venne colpito da militari tedeschi in fuga. La vittima innocente venne portata subito all'Ospedale di Treviso ove morì il 23 maggio. La salma, portata in parrocchia, ebbe solenni onoranze funebri con larga partecipazione di popolo.

Pochi giorni prima della cessazione delle ostilità, alcune bombe, lanciate di notte dall'apparecchio «Pippo» nei pressi di una casa colonica di Ponzano dove si festeggiavano le nozze di due sposi, non causarono danni Gli sposi in questione erano Andrea Benetton e Natalina Pretotto.

Finalmente, cessate le azioni della seconda grande guerra, si profilò il periodo di pace. Addolorò il popolo di Ponzano la scomparsa del parroco don Giovanni Sernagiotto che avvenne nel 1958 e la cui figura ed opera vengono descritte più ampiamente nel capitolo «Persone da ricordare».

A don Giovanni successe don Angelo Trevisan, che tuttora ha in cura la parrocchia. Egli dimostra acceso dinamismo affrontando i più disparati problemi ed avendo portato a termine importanti lavori, come il miglioramento della Canonica, la costruzione dell'Asilo Infantile e della Sala Parrocchiale, il restauro e la tinteggiatura della chiesa, operazione questa delicata affidata all'artista prof. Giuseppe Gatto di Santa Cristina di Quinto. Ha provveduto inoltre, per quanto concerne la chiesa, al rinnovo dell'interno dei portali, delle cantorie, del presbiterio e dell'impianto elettrico. Da vari anni è attivo sostenitore delle opere missionarie, abile organizzatore di gite e pellegrinaggi e sempre entusiasta a dar vita alle più svariate iniziative utili alla parrocchia.

Prima di chiudere l'argomento delle memorie di questo paese, vogliamo ricordare la recente ricostruzione del Monumento ai Caduti, le cui condizioni erano divenute assai precarie.

La lodevole, iniziativa è dovuta al presidente dell'Associazione ex Combattenti, Costantino Dalla Toffola, che si è attivamente interessato per l'organizzazione dei lavori e per la raccolta dei fondi necessari, validamente coadiuvato da altri entusiasti collaboratori.

Sono state impegnate in quest'opera l'impresa edile Renzo Crema di Ponzano per la parte muraria e la ditta Pietro Cisilotto di Merlengo per la posa in opera dei marmi.

L'opera è stata felicemente ultimata ed in data 8 dicembre 1981 ha avuto luogo la cerimonia della sua inaugurazione.

La spesa complessiva di lire 9.500.000 è stata sostenuta principalmente dalla popolazione, oltre che dal Comune, dalle ditte Maglierie Benetton, Angelo Saran, Eugenio De Negri, dalla Banca di Asolo e Montebelluna, dal maestro Costantino Dalla Toffola, dal parroco di Ponzano e da altre generose persone.

Come si può comprendere, l'affettuosa memoria dell'olocausto dei figli di Ponzano non è svanita con il trascorrere del tempo, ma si è mantenuta e si manterrà sempre fervida nel cuore di tutto il popolo.

Opere d'arte della chiesa di Ponzano Veneto



La chiesa in titolo comprende le seguenti opere:

— Una tela denominata «la formosissima pala» dal Vescovo Bernardino Marin (17881817) attribuita in controversia al Giambellino, al Polidoro ed al Giorgione, raffigurante la Madonna con il Bambino ed i due compatroni San Leonardo e San Rocco, eseguita nel 1523. Le notizie sul vero autore e sulla data di esecuzione di tale pala sono oggetto di discussione.

— Due quadri del Cuor di Maria e del Cuor di Gesù del pittore Giuseppe Modolo di Olmo (Vicenza), anno 1961. — La nuova «Via Crucis» del pittore prof. Giancarlo Zaramella di Mogliano Veneto (1962).

— La pala di San Francesco d'Assisi detta «le stigmate», di autore sconosciuto come sconosciuta è la data di esecuzione. Tale lavoro è stato restaurato dall'artista Mario Righetto di Salzano (Venezia) nel 1969.

— La volta del coro, dipinta da Sebastiano Santi, l'Eucarestia, la Fede e la Croce e quattro medaglioni rappresentanti gli evangelisti.

— Tre statue in marmo di Carrara, opera dei fratelli Marinali di Bassano del Grappa, della seconda metà del secolo XVII, provenienti dall'oratorio di San Giovanni Battista di Villa Minelli (ora Benetton) e rappresentanti san Domenico, santa Rosa da Lima e la B.V. della Consolazione.

— La statua della Madonna del Rosario.

— Un grande crocifisso in legno.

— Un turibolo, una navicella ed un calice artisticamente lavorati.
Note:

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